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Torniamo quindi al progetto iniziale: mostrare, attraverso la mia macchina fotografica, i volti di questa comunità. Vi dirò la verità: solo una minima parte delle persone che ho immortalato erano mie conoscenze. La stragrande maggioranza erano perfetti sconosciuti che, per un istante, si sono aperti a me. E vi assicuro che non è stato facile per niente.
Quando ti avvicini a qualcuno e chiedi: “Posso farle una fotografia?”, l’istinto iniziale della gente è la diffidenza. “Perché proprio a me? Non vedi quanti siamo?”. Allora rispondo: “Mi piace il suo viso, mi piace la sua divisa”. Spiego il mio progetto, racconto cosa voglio trasmettere, e alla fine si convincono, regalandomi un sorriso.
Dietro quegli sguardi c’era una devozione incredibile. Ho incontrato tantissime persone che hanno passato l’intera notte sul percorso, accampate in strada, solo per aggiudicarsi il posto migliore per vedere il passaggio dei Facchini e della Macchina di Santa Rosa. Stanchi ma felici, uniti da un’attesa che sa di magia.
Poi c’è chi fa l’opposto: appena sente la parola “fotografia” o mi vede arrivare, si mette subito in posa fiera. Ci sono le mamme, radiose, con i loro bambini vestiti da piccoli facchini. Mi chiedono un ricordo, mi domandano dove poter ritirare lo scatto. All’inizio rimangono un po’ deluse quando capiscono che è un progetto artistico, ma non appena spiego cosa realizzerò con le loro foto, si illuminano e mi ringraziano.
Ovviamente c’è anche chi nega il permesso e dice subito di no. Ma fa parte del gioco. Il contrasto perfetto sono i tantissimi gruppi di ragazzi che mi hanno chiamato lungo tutto il percorso, urlando: “Aò fotògrafo, ce fai na foto?”. E io, a tutti: “Ma certamente!”.
Gran parte dei miei scatti è dedicata a chi questa festa la rende possibile dietro le quinte. Ho fotografato i tantissimi membri delle associazioni di volontariato, persone straordinarie che hanno donato il proprio tempo per dare assistenza a chiunque ne avesse bisogno. E poi un pensiero speciale va alle tantissime donne e agli uomini delle Forze dell’Ordine: la loro presenza costante, discreta e professionale ha fatto sì che questa “follia” si svolgesse nella più totale ed estrema sicurezza.
Ci sono stati momenti unici. Come l’infermiere del pronto soccorso in Piazza Verdi che si è avvicinato quasi sottovoce: “Senta, non so cosa vogliano, ma quel gruppo di ragazzi là in fondo desidera una foto”. E via con un altro scatto di gruppo. O come l’abbraccio fraterno e spontaneo tra il sindaco di Bolsena, Andrea Di Sorte, e le suore di Santa Rosa.
Insomma, grazie di cuore a tutti. Grazie per avermi regalato uno spaccato di festa dentro la vostra vita. Sì, perché una fotografia del genere entra nella vostra storia e ci rimarrà per sempre.
© Maurizio Di Giovancarlo Tuscia Fotografia















































































































