A Barbarano dei Caravaggio usciti "Dall'Ombra"
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Uno va a Barbarano per mangiare un piatto di lumache e alla fine incontra il Merisi.

BARBARANO ROMANO – Arrivare a Barbarano è sempre un piacere. Sia che ci arrivi a piedi, attraverso il mitico Cammino dei Tre Villaggi, o in automobile. Il paese “del cervo e del lupo”, simboli del colossale Parco Marturanum, ma anche di storie internazionali che qui hanno voluto prendere casa.

Non ha importanza che vai per vedere gli ultimi vasi etruschi riportati alla luce dagli americani (sì gli studenti americani scavano ogni estate a Barbarano) o per partecipare al banchetto della Sagra della Lumaca, ogni volta accade qualcosa. E’ così che mi ritrovo dentro la chiesa di Sant’Angelo. Davanti a me un mondo pittorico e un ciclo importante di Caravaggio. Sono copie, è vero. Ma qui c’è Costanzo Rossi, il pittore che ha saputo fare quelle riproduzioni. Ha gli occhi luminosi come due biglie di vetro quando ti parla. Ho la fortuna di entrare in questa mostra con un mio amico originario del posto, che conosce il pittore. Solo che conosceva il Costanzo che imbiancava le case, compresa la sua. Nel senso di quella del mio amico. Non sapeva infatti che quel compaesano mite e simpatico realizzasse anche copie d’autore.

Su un banchetto i tubetti dei suoi colori. “Ne utilizzo solo e sempre sei”, ci spiega. Vicino ci sono i pennelli. Costanzo racconta e ci incanta. L’hanno chiamata “Dall’Ombra” questa mostra. Effettivamente anche i quadri di Costanzo, come quelli del Merisi, escono dal nero e diventano luce. Ma ad uscire dall’Ombra è anche questo pittore di provincia capace di regalare l’emozione con le sue tele.

Esco dalla chiesa e dall’incontro con Costanzo con i pensieri che fanno mucchio nella testa. Uno va a Barbarano per mangiare un piatto di lumache e alla fine incontra il Merisi. Non l’originale certo ma quello che è riuscito a tirare fuori dall’ombra della provincia, attraversando i secoli, un pittore come Costanzo. Magie di un borgo che, ne sono sempre più convinto, è destinato a un buon futuro.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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