

SPECIALE – Mercoledì alle cinque e mezzo del pomeriggio, quando il buon Dio si siede sulla seggiola a sbadigliare guardando viale Trento, la Biblioteca Consorziale di Viterbo si metterà in ghingheri. Arriva un francese. E non un francese qualunque di quelli che vengono a cercar cicoria o a lamentarsi del vino novello, no: arriva un pezzo grosso della letteratura transalpina, uno di quelli che le penne le usano per far tremare i polsi e i governi. Si chiama Olivier Guez, e se vi sembra un nome esotico è perché non avete ancora fatto la conoscenza del suo figlioccio di inchiostro: tale Jacques Koskas.
Ora, sentite qua che tipo. Jacques ha trent’anni, vive a Parigi e fa il giornalista. Tenete a mente quest’ultima qualifica, che già di per sé è un brevetto per la perdizione. Il giovanotto è figlio di medici stimati, gente che in provincia tiene in piedi la comunità con la steccobrada e la ricetta mutuabile. Insomma, un rampollo da svezzare a brodino e radiografie, destinato a un futuro luminoso dentro a un camice lindo e profumato di formalina. E invece? Invece Jacques ha preso il futuro, l’ha appallottolato e l’ha buttato nel cestino della carta straccia.
È scappato da tutto. Dalla medicina, dalla famiglia, dalle responsabilità e persino da se stesso, che è una faticaccia immane perché, come diceva quel tale, portarsi appresso la propria carogna è il mestiere più pesante del mondo. È un donnaiolo matricolato, allergico ai contratti a tempo indeterminato e ai legami che durano più di un lunedì. Vaga tra Parigi, il Brasile, Cuba, Berlino e Gerusalemme a caccia di rivoluzioni: politiche, sessuali, esistenziali. Roba da far venire il mal di fegato a un sagrestano e i capelli ritti a un maresciallo dei Carabinieri.
Eppure, a guardarlo bene, questo Jacques non è un mostro. È uno specchio storto dove ciascuno di noi, se ha il coraggio di guardarsi la mattina mentre si fa la barba o si mette il rimmel, ci ritrova un pezzetto di quella volta che avrebbe voluto mandar tutti al diavolo e s’è ritrovato invece a pagare la bolletta della luce alla scadenza.
A raddrizzar la schiena a questa combriccola di carta e pensieri ci penserà Elisabetta Morlino, professoressa che mastica diritto internazionale con la stessa facilità con cui noi mangiamo un boccone di pane e porchetta, reduce da università che a nominarle viene quasi il torcicollo (da Oxford a New York, passando per Heidelberg). Insomma, una che se Jacques provasse a raccontarle una delle sue bugie, gli farebbe saltare la terza media in un battibaleno.
L’appuntamento è per mercoledì 23 settembre alle 17.30 nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli”. E se proprio piove, o se avete la sfortuna di avere la suocera in casa che vi blocca l’uscio, non disperate: c’è pure la diretta sul canale YouTube della Biblioteca. Ma venite, ché certe storie, a sentirle raccontare dal vivo tra le vecchie mura della Consorziale, mettono in circolo il sangue molto più di un bicchiere di rosso buono.

















