La città sovrapposta: viaggio nella Tuscia tra Medioevo, Rinascimento e architettura senza architetti
Viterbo_balcone_di_Casa_Poscia
CNA 800x120
Non occorre entrare in un museo per capire questo territorio.

IL DOMENICALE – Forse siamo talmente abituati alla bellezza della Tuscia da avere smesso di guardarla. Passiamo accanto a un muro medievale andando a comprare il giornale, parcheggiamo sotto una torre, prendiamo un caffè davanti a un palazzo che altrove sarebbe il motivo principale per attraversare centinaia di chilometri. Così l’eccezionale diventa normale e finiamo per conoscere meglio le fotografie dei monumenti che il modo in cui quegli edifici costruiscono ancora oggi la nostra vita quotidiana.

Ciononostante, la Tuscia può essere letta come un grande libro di architettura aperto. A Viterbo basta entrare nel quartiere di San Pellegrino e smettere per qualche minuto di cercare soltanto il punto migliore per una fotografia. Le torri, i palazzi in pietra, le case duecentesche e soprattutto i profferli – quelle scale esterne che salgono verso l’abitazione lasciando spesso uno spazio coperto al piano terreno – raccontano un Medioevo che non è stato ricostruito per i turisti, ma continua a determinare la forma delle strade e delle abitazioni. Il Comune descrive San Pellegrino come il cuore medievale della città, sviluppato lungo l’asse che da San Carluccio conduce fino alla piazza dominata dal Palazzo degli Alessandri.

Poco più avanti cambia tutto, e cambia anche il potere che l’architettura vuole rappresentare. Il Palazzo dei Papi non è soltanto uno degli edifici simbolo di Viterbo: la Loggia delle Benedizioni con i suoi archi ogivali trilobati, realizzata nel XIII secolo, sembra quasi sospendere la pietra nell’aria, mentre l’Aula del Conclave ricorda il periodo in cui Viterbo divenne uno dei centri della cristianità europea. Guardando quell’edificio si capisce immediatamente una cosa che spesso dimentichiamo: l’architettura non serviva soltanto a costruire luoghi nei quali abitare, serviva a mostrare chi comandava, quale autorità rappresentava e quale rapporto voleva instaurare con la città.

Poi bastano pochi chilometri e arriva il Rinascimento. A Caprarola il Palazzo Farnese domina addirittura la struttura urbana. Costruito per il cardinale Alessandro Farnese tra il 1559 e il 1575, sulle fondamenta di una precedente rocca, è considerato il capolavoro di Jacopo Barozzi da Vignola, con la sua pianta pentagonale, il cortile circolare e la celebre scala elicoidale. Non si limitò a inserirsi nel paese: Caprarola venne profondamente riorganizzata per offrire al palazzo un accesso scenografico, quasi che l’intero abitato dovesse accompagnare il visitatore verso il luogo del potere.

A Bagnaia, invece, l’architettura sembra fare l’operazione opposta: Villa Lante non schiaccia il paesaggio, cerca di ordinarlo. Le due palazzine gemelle, i terrazzamenti, il giardino geometrico e soprattutto l’acqua che scende lungo l’asse centrale attraverso fontane e giochi idraulici costruiscono un rapporto tra architettura e natura nel quale diventa difficile capire dove finisca l’una e cominci l’altra. Il Ministero della Cultura la indica tra i grandi esempi cinquecenteschi di giardino all’italiana e attribuisce tradizionalmente il progetto al Vignola.

Ma sarebbe un errore pensare che l’architettura della Tuscia finisca con i grandi monumenti. C’è un’altra architettura, meno fotografata e forse ancora più importante, fatta di case addossate una all’altra, archi che collegano gli edifici, piccole piazze nate dall’incrocio delle strade, cantine scavate nel tufo, mura che seguono l’orografia invece di combatterla, borghi costruiti sulle alture per difendersi e contemporaneamente per lasciare libera la terra agricola sottostante.

È l’architettura senza architetti celebri, quella costruita nei secoli adattando ogni volta ciò che già esisteva. E qui si incontra uno dei caratteri più forti della Tuscia: la capacità di sovrapporre senza cancellare completamente. L’edificio medievale viene modificato nel Rinascimento, la casa cambia funzione ma conserva una scala, una finestra viene chiusa lasciando visibile l’arco precedente, una pietra romana o etrusca viene riutilizzata in una costruzione successiva.

Per questo dovremmo essere molto prudenti quando interveniamo nei centri storici: conservare non significa congelare, perché questi luoghi sono arrivati fino a noi proprio perché hanno continuato a cambiare. Ma cambiare non può voler dire cancellare ciò che rende riconoscibile un luogo, trasformando ogni strada in uno spazio identico a quello che potremmo trovare in qualsiasi altra città.

Forse c’è un modo semplice per cominciare a vivere diversamente la Tuscia: la prossima volta che entriamo in un borgo non chiediamoci soltanto che cosa c’è da vedere. Guardiamo come salgono le strade, dove è stata costruita la chiesa, quanto è grande la piazza, di quale pietra sono fatte le case, perché una finestra è lì e perché un arco attraversa una strada. Scuriremo – scopriremo, ndr – che la Tuscia non è soltanto piena di monumenti: è essa stessa un’architettura.

Stati Generali 02 800x120
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sette vite spezzate in un lampo di fuoco e polvere.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
monastero interno
POST FB 02
asvis 2
TdP_Inalazioni
Onda
domenicale post
lafune_300 x 600
Foto Fisioterapy Center
Jeep_Compass_apex_300x300_200
Fune 300x300
Masicar300x300-optimize
aiac_banner_01