

TARQUINIA – C’è un paradosso delizioso nella modernità: spesso, per riscoprire il futuro, dobbiamo semplicemente rimetterci a pedalare. E se a farlo è una città che custodisce nei suoi fianchi di tufo la memoria millenaria degli Etruschi, il cerchio della meraviglia si chiude perfettamente.
A Tarquinia la Giunta comunale ha deciso di scommettere su un’idea tanto semplice quanto illuminata: un nuovo servizio di bike sharing a pedalata assistita. Non parliamo di un esercizio di stile ecologista da manuale del perfetto amministratore contemporaneo, ma di un cambio di passo culturale. Nasce da un’intuizione locale – grazie alla collaborazione con E-bike Tarquinia e alla piattaforma digitale Bike Boom – e trasforma il ferro e il silicio in strumenti di libertà.
Pensateci bene. Che cos’è una bicicletta elettrica se non il più democratico dei congegni meccanici? Ti toglie l’affanno della salita, ti permette di accarezzare la brezza che sale dal Tirreno senza il fastidio del motore a scoppio, e soprattutto ti restituisce alla scala umana. Tarquinia non è soltanto un agglomerato di case da attraversare di fretta in automobile; è un organismo vivente, un libro aperto che merita di essere sfogliato lentamente.
Il progetto ha il grande merito di non fermarsi alla mera utilità urbana. Certo, servirebbe a decongestionare il traffico quotidiano, a offrire un’alternativa intelligente ai residenti. Ma la vera magia sta nel dialogo che apre con il territorio. Le e-bike diventano il ponte invisibile e leggero che unisce il cuore antico del centro storico con il litorale, che abbraccia le necropoli etrusche, che va a bussare alle porte degli agriturismi e dei B&B sparsi nella campagna, offrendo persino la comodità di una consegna a domicilio per i turisti.
E c’è di più. Accanto alle due ruote arrivano gli itinerari cicloturistici digitali, consultabili con un semplice QR Code. È la tecnologia che si mette al servizio della bellezza, trasformando ogni smartphone in una guida discreta e colta. Dal mare alla terra, dai monumenti alle fratte rurali, la bicicletta si candida a diventare il miglior critico d’arte possibile, perché costringe lo sguardo a rallentare.
Dietro a tutto questo c’è anche una bella storia di ritorno e di coraggio imprenditoriale: un’energia giovane, formatasi sui palcoscenici internazionali della progettazione di sviluppo, che sceglie di tornare a investire a casa propria, scommettendo sulla sostenibilità. Come ha giustamente sottolineato l’assessore all’Innovazione Andrea Andreani, innovare non significa inseguire astratte modernità, ma tradurre il progresso in servizi concreti che valorizzino l’identità di un luogo.
In fondo, Tarquinia ci ricorda una lezione fondamentale: la bellezza del nostro patrimonio non va soltanto protetta dietro una teca o guardata dallo specchietto retrovisore di un’auto in coda. Va vissuta, respirata, attraversata muscolarmente. O, per meglio dire, con l’aiuto di un motore elettrico e di un pizzico di poesia.


















