Ancora sulla scritta fascista ...
foto U.L.
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C'è bisogno di un continuo esercizio della memoria individuale e collettiva affinché i valori siano salvaguardati e tradotti in scelte politiche coerenti con i bisogni generali, salvaguardando libertà e democrazia.

VITERBO – Ho seguito con indubbio interesse la polemica che si è sviluppata intorno alla questione della scritta da ripristinare o meno sulla facciata del Liceo Classico Mariano Buratti. Indubbio interesse motivato dalla necessaria attenzione di cittadino per la conservazione e la memoria dei monumenti, dell’ambiente, della storia e dei valori fondanti la nostra Repubblica, ma anche per la singolare coincidenza che mi lega ai luoghi della città di Viterbo che la vicenda in questione richiama.

Ho vissuto i miei primi 20 anni in via della Pace, nella Torre del Melangolo, e fin dall’età di sei anni, anche per poter uscire di casa, ho fatto il chierichetto nella parrocchia di San Giacomo, nella cui giurisdizione ricadeva via T. Carletti, essendo inagibile a causa dei bombardamenti bellici la chiesa di San Sisto, ed anche gli edifici di via T. Carletti erano in gran parte distrutti (foto 1). Quella via divenne poco dopo una mia meta obbligata in quanto l’edificio ricostruito ospitava la scuola Media C. Pinzi di cui ero alunno.

Appena iscritto al Liceo Ginnasio, che aveva sede in piazza Dante, divenni assiduo frequentatore del Centro Studentesco al Palazzaccio di via del Collegio, dedicandomi in particolare alla redazione del giornale studentesco “Sottobanco”, e proprio su quel giornale, allora lettura pressoché unica degli studenti viterbesi, scrissi nel febbraio 1964 ancora sedicenne, un articolo con il quale annunciavo l’intitolazione del Liceo a Mariano Buratti (foto 2). Tornai a scrivere del mio Liceo nel marzo dello stesso anno, facendo una ricostruzione della storia allora quasi centenaria dello stesso (foto 3), argomento ripreso ed ampliato in un articolo di Alessandra Ippoliti nel Sottobanco del maggio 1965 (foto 4).

Nel 1966 iniziava per me l’Università a Roma, ma continuavo a scrivere sul Sottobanco, giornale che pressoché in solitudine, anche nel dicembre ’66 sollecitava l’attenzione pubblica sulle carenze degli edifici scolastici viterbesi, tra cui la sede del Liceo Buratti, collocato ancora e fino agli anni ’80 inoltrati in piazza Dante, privo di palestra al punto che per l’ora di Educazione fisica gli studenti dovevano raggiungere l’edificio di via T. Carletti ancora sede della Media Pinzi (foto 5).

Come ben documentato da TUSCIAWEB nei mesi scorsi, l’edificio di via T. Carletti in questione fu inaugurato il 5 maggio 1937 (foto 6) e subito dopo fu apposta sulla sua facciata la scritta “Opera Nazionale Balilla” che però fu cancellata dopo appena 5 mesi e sostituita da “Gioventù Italiana del Littorio”: infatti l’Opera Balilla, che era stata creata nell’aprile 1926 come “ente morale per l’assistenza e l’educazione fisica e morale della gioventù”, fu sciolta con Decreto governativo nel novembre 1937 ed assorbita nella nuova organizzazione G.I.L., alle dirette dipendenze del P.N.F.

Tale nuova scritta durò otto anni, poiché con l’avvento della Repubblica, la G.I.L. fu trasformata in “Gioventù Italiana”, Ente pubblico che… senza il littorio continuò ad operare su tutto il territorio nazionale, ed a Viterbo nella sua sede di via T. Carletti, ed anche di ciò c’è testimonianza nel Sottobanco dell’ottobre ’64 (foto 7), restando operativa come attesta un documento dell’ottobre 1970 (foto 8) fino al completo scioglimento nel 1975. Da allora, l’edificio è proprietà della Amministrazione Provinciale, sempre chiamato dai viterbesi “palazzo ex GIL” nonostante non ci fossero più le scritte, e consentitemi di dirlo con chiarezza, all’atto del trasferimento del Liceo Classico in quell’edificio, negli anni ’80, ci fu una grave distrazione della Provincia, del Corpo docente del Liceo, ed anche di tutta l’opinione pubblica democratica viterbese: in quel momento si sarebbe dovuto apporre sulla facciata dell’edificio la scritta “Liceo Classico M. Buratti”.

L’edificio di via T. Carletti non risultava nel Repertorio dei Monumenti vincolati della città di Viterbo pubblicato a cura della Regione nell’ottobre 2001 (foto 9), infatti il vincolo fu apposto a seguito della c.d. Legge Galasso dell’agosto 1985, ma come dovrebbe apparire evidente a tutti, il vincolo fu apposto sull’edificio, non certo sulla scritta, che non è elemento costitutivo e qualificante dell’edificio ma solo funzionale ad indicare l’utilizzo dello stesso, ed infatti è variata nel tempo, e sempre per obbligo di legge, a seconda della funzione del palazzo: per soli 5 mesi Opera Balilla, per otto anni G.I.L., per 30 anni Gioventù Italiana, dal 1975 ad oggi senza scritta. Come si può ragionevolmente argomentare che va tutelata una scritta rimossa per legge e per di più quella di minor durata?

C’e’ un fenomeno atmosferico, fino a pochi anni fa tipico solo dei Caraibi, che si chiama chubasco. Un temporale violentissimo che arriva d’estate subito dopo pranzo, e che una volta finito lascia il clima piu’ umido e caldo di prima, così violento da provocare spesso l’apagon, il black out. Nell’estate 2026 la città di Viterbo e stata colpita da un chubasco, passato il quale tutto resta come prima e va nel dimenticatoio, sperando che non ci sia stato l’apagon, il black out delle intelligenze!

C’è invece bisogno di un continuo esercizio della memoria individuale e collettiva affinché i valori siano salvaguardati e tradotti in scelte politiche coerenti con i bisogni generali, salvaguardando libertà e democrazia.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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