

MARTA – C’è gente che sostiene che il progresso sia quella roba lì con i bottoni che fanno beep e i televisori che parlano da soli. Ma la gente, si sa, parla troppo e capisce poco. Se volete vedere cos’è la stoffa vera, bisognava venire a Marta, sulle sponde del nostro buon vecchio Lago di Bolsena, in questo fine settimana di metà settembre del cinquantasei… no, scusate, del 2026, che con tutto questo correre il tempo perde il conto ma la ruggine no.
È andata in archivio la terza edizione del raduno “Barche Storiche Da Corsa”, intitolato alla memoria di Alberto Lisoni, uno che i motori non li trattava mica come soprammobili, ma come creature vive che respirano benzina e sputano fuoco.
Il tempo, a dire il vero, ci ha messo del suo per guastare la festa: nuvole grigie come la coscienza di un usuraio e minacce di pioggia che avrebbero fatto restare a casa anche San Tommaso. E invece no. Venticinque scafi d’epoca – roba che galleggia per miracolo e per amore – sono scesi in acqua a fare quello per cui sono nati: dispetto alla quiete della natura e musica per le orecchie dei cristiani. Quel ruggito che rimbalza sull’acqua non è baccano, no: è una preghiera laica a pistoni, roba che ti scuote le budella e ti rimette in pace con il Creatore.
A dare manforte ai “matti dell’acqua” ci si sono messi pure quelli della terra ferma. Sabato, a scaldare l’asfalto prima che i motori scaldassero il lago, sono arrivate le automobili storiche del Club Mezzi “Il Magnete” di Amelia e della Scuderia Traguardo, messe in fila grazie alla santa pazienza di Umbro Passone. Una sfilata di lamiere tirate a lucido che pareva un raduno di vecchi muli testardi e orgogliosi.
Domenica, poi, la solennità. Prima le autorità del Comune a metterci la faccia e il cappello, poi la benedizione del parroco, che non si sa mai, perché quando si parla di cavalli (vapore) e di velocità, raccomandarsi lassù è sempre un affare saggio. E infine il ricordo di Alberto Lisoni: un nodo alla gola che ha stretto il cuore di tutti, perché certi uomini non muoiono mai davvero, restano a sedere metaforicamente su quei sedili di legno e cuoio a guardare se diamo ancora gas nel modo giusto.
Il tempo dispettoso ha impedito le scorribande in acqua della domenica pomeriggio, è vero. Ma il destino ha voluto che ci scappasse il miracolo laico: una dimostrazione solitaria, uno scafo monocarena degli offshore che ha tagliato l’acqua come una lama, ricordando a tutti che la potenza, quando ha la schiena dritta, non ha bisogno di fare branco. A chiudere il cerchio, la carovana paciosa del MX-5 Passion Roma Club, quindici spider Mazda arrivate a rimirare il miracolo di questi legni volanti.
Il sindaco, i preti, i carabinieri, il Club Nautico Le Gabbiane, l’associazione delle barche, la Federazione, e quel diavolo d’un Angelo Perelli che ha retto i fili di tutto senza perdere la trebisonda: alla fine, il bilancio è fatto. Marta ha vinto un’altra volta.
Perché finché ci saranno uomini disposti a perdere il sonno e a spendere lo stipendio per lucidare un motore che ha cinquant’anni, vuol dire che il mondo non è ancora interamente in mano ai computer. E questa, pioggia o non pioggia, è la più bella notizia che si possa dare.






























